Zone Training - il metodo delle JReps

Zone Training - il metodo delle JReps Il metodo JReps 116 pagine
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Zone Training
di Brian D. Johnston

Andrew Shortt (clinico fitness dell’anno) parla del metodo Johnston Rep

Il Johnston Rep(utazione)

Conoscere Brian D. Johnston significa essere consapevoli della sua capacità di dibattito. Infatti, chi conosce la IART sa quanto sono incoraggiati il dibattito approfondito e la discussione come mezzo di apprendimento e assimilazione della conoscenza. Il sig. Johnston è noto per la sua capacità di critica e per la promozione forte del pensiero investigativo.
     Quello che all’apparenza può sembrare testardaggine è in realtà grande dedizione all’apprendimento di conoscenze nuove, senza però un approccio annacquato “politicamente corretto”. Quella che a volte può sembrare belligeranza, specialmente alla fine di una discussione accesa, è in realtà dedizione pura e instancabile all’obiettività. Per quanto ne so io, Brian ha una curiosità quasi ossessiva per le informazioni nuove e ha uno spirito investigativo come pochi altri.
     Ho intrapreso seriamente l’attività di clinico fitness solo da pochi anni. Cioè, ho studiato e lavorato per tutta la vita ma solo di recente ne ho fatto la mia attività principale. Grazie al sig. Johnston e alla IART ho potuto godere di un punto di vista unico.
     Per anni ho osservato Brian lavorare con altri e criticarli costruttivamente, da personaggi come Mike Mentzer a medici di alto livello. Inoltre, per molti anni ho osservato la sua interazione con la gente normale, come me e centinaia di altri appassionati di attività fisica.
     Cosa strana, nonostante tutto quello che si dice di lui, Brian è una persona affabile. Quella che emerge è una persona dedita, sincera e lavoratrice, quasi senza traccia di personalismo. Infatti, non fosse per la sua dedizione al lavoro e il gusto per la sfida, lo considererei un po’ arido e noioso. Noioso nel senso che appare quasi goffo nei confronti delle cose anche solo minimamente superficiali. Non che sia troppo egocentrico o che si prenda troppo sul serio, però la sua passione ossessiva per la scienza dell’attività fisica sembra oscurare alcuni dei tratti umani più comuni. Spesso quelli con convinzioni forti sono considerati degli arroganti, ma in questo caso l’accostamento non è per niente azzeccato.
     Nonostante le credenziali e la formazione, considero il sig. Johnston soprattutto uno “scienziato”. Uno scienziato nel senso più genuino, che lavora privatamente senza l’interferenza e la distrazione della pressione dei gruppi di lobby e delle riviste. I suoi contributi al settore sono indubbi ma quello che mi colpisce di più è il suo rifiuto assoluto di cullarsi sull’alloro. Ovviamente, per finanziare il suo lavoro, offre la sua esperienza e i frutti del suo lavoro, però la popolarità non è decisamente una delle sue priorità. È un tipo genuinamente affabile ma la “diplomazia interessata” è un elemento a lui estraneo. In verità, sono stati i suoi modi semplici ma sinceri a farmi avvicinare alla sua organizzazione.
     Al rischio di sembrare poco più di uno studente orgoglioso, o peggio un adepto acritico, voglio chiarire una cosa: il fondamento della IART è che tutti pensiamo e lavoriamo indipendentemente. Possiamo essere d’accordo ma non necessariamente. Ognuno è assolutamente responsabile di se stesso, sempre e comunque. In pratica, quando parlo delle mie opinioni e dei miei punti di vista, parlo a nome mio, non di Brian o della IART.
     Per la precisione, è con soddisfazione egoistica che guardo all’inizio di questa storia particolare. Una che per molti aspetti inizia con l’avere ragione, in un certo senso, sulle cose su cui Johnston si sbagliava (per una volta).

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